The STUDIA UNIVERSITATIS BABEŞ-BOLYAI issue article summary

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    STUDIA THEOLOGIA CATHOLICA - Issue no. 1-2 / 2022  
         
  Article:   THE MEANING OF THE PHRASE “THE SIXTH COMMANDMENT OF THE DECALOGUE” IN CANON 1395 OF THE 1983 CODE OF CANON LAW / IL SIGNIFICATO DELL’ESPRESSIONE „SESTO COMANDAMENTO DEL DECALOGO” NEL CANONE 1395 DEL CODICE DI DIRITTO CANONICO DEL 1983.

Authors:  EDUARD GIURGI.
 
       
         
  Abstract:  
DOI: 10.24193/theol.cath.2022.05

Published Online: 2022-12-30
Published Print: 2022-12-30
pp. 83-96

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SOMMARIO: Il significato dell’espressione „sesto comandamento del Decalogo” nel canone 1395 del Codice di Diritto Canonico del 1983. Questo saggio si propone di spiegare il significato dell’espressione „sesto comandamento del Decalogo” che si trova nel canone 1395 del Codice di Diritto Canonico del 1983. Per perseguire questo obiettivo, il saggio inizia spiegando innanzitutto come la tradizione canonica intendeva questa frase prima della promulgazione del Codice di diritto canonico del 1917. Durante questo periodo, l’espressione è stata usata come circonlocuzione per descrivere vari reati sessuali, come l’adulterio, lo stupro, il concubinato, l’incesto, i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso, il rapporto anale tra un uomo e una donna, la masturbazione, la bestialità e così via. Il saggio spiega poi come la frase è stata intesa nel Codice di Diritto Canonico del 1917. All’epoca, l’espressione significava rapporti sessuali con minori di sedici anni, ma includeva anche l’adulterio, lo stupro, la bestialità, la sodomia, la prostituzione e l’incesto. L’espressione è stata usata anche come circonlocuzione per descrivere vari reati sessuali non espressamente menzionati nel canone 2359. Dopo questa presentazione, il saggio spiega brevemente come la Congregazione del Sant’Uffizio ha affrontato questa frase. È interessante sapere che il termine crimen pessimum era usato come circonlocuzione per descrivere i crimini contro il sesto comandamento del Decalogo. Infine, il saggio spiega il significato di questa frase alla luce del canone 1395 del Codice di Diritto Canonico del 1983. Ci sono commentatori del canone che offrono qualche spiegazione per questa frase, mentre altri la usano senza alcuna spiegazione. L’espressione, secondo l’autore del saggio, è una circonlocuzione per descrivere alcuni reati sessuali, che non sono espressamente menzionati in questo canone.
 
         
     
         
         
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